|
|
..# RIPRESA A DUE #..
..i messaggi piú curiosi dal muro..
|
|
|
|
NOI E IL VINO
Da sempre Veneto Trentino e Friuli sono i tombini d'Italia. Essendo regioni di colline e montagna vi é il timore che il vino scivoli a valle, onde per cui meglio berlo prima di vederlo sparire verso sud.
In tempi neanche molto antichi era un vero e proprio alimento, la povertá di queste terre dava peró il nettare di bacco, e spesso anche ai ragazzini veniva dato come nutrimento fin dagli 8-9 anni;in tempi in cui vi era davvero poco per distrarsi, dopo una settimana nei campi o da "Marsoto", il Toni o il Bepi trovavano consolazione all'osteria, dopo esser riusciti a trattenersi un pó della paga che la Marianna o la Gigia (le mogli) avevano prontamente requisito prima che finisse in "torbolino" "mericanelo" o graspa fatta in casa.
Dopo l'osteria tornavano così traballanti verso casa, e ivi si materassavano la Marianna o la Gigia, (qualche volta sbagliavano moglie, cornificandosi a vicenda senza saperlo) così, dopo 9 mesi, giungeva un nuovo pupo ad allietare il desco e a far calare le magre finanze del Toni o il Bepi.
Ora non si sbevazza più: il "vin picolo" si trova ancora, ed é buono, anche se aspro, ma va bevuto a piccole dosi perchè dopo 3 bicchieri "te vè come on treno", in compenso i valdagnesi hanno imparato a degustare, e sono così aperti a ogni esperienza enologa che difficilmente si sottraggono a ripetuti miscugli di vini del mondo. Gli innumerevoli bar concentrati nei 500 metri della piazza valdagnese offrono di tutto, dai vini locali a quelli dell'intero stivale, sconfinando spessissimo in Cile, Australia, California, Nordafrica, Germania, Francia e chi più ne ha più ne metta.
Dai nostri nonni abbiamo però ereditato una cosa basilare: LA QUANTITA'!!!
Loro si intontivano di vinello, noi alziamo il calice,poi diciamo "colore chiaro,profumo intenso di miele e di fiori, lievemente fruttato, retrogusto acidulo di mela acerba, gusto inenso e appagante"... dei veri sommelier del GOTO!!, perchè fermarsi a uno é delittuoso.
Ecco dunque che dopo 6 o 7 giri le nostre esternazioni sono ahimè poco attendibili, due giorni fa un mio caro amico, vero intenditore tra l'altro, ha definito l'ottavo bicchiere (una cedrata),lievemente mersalata...
I tempi cambiano, ma le pellacce sono quelle, "pitosto che mora le tradision mejo brusare on paese"(antico detto).
Non sottraiamoci dunque a questo vecchio proverbio,e pur senza esagerare confermiamone l'essenza,nella speranza che il nostro campionato, che inizia domani, ci veda assieme per BRINDARE, piú che per DIMENTICARE. Forza ragazzi!!!!!!
N.B. Curiosità: sapete perchè si usa dire "ANDEMO A BEVARE ON OMBRA?".Beh, all'ombra del campanile c'era sempre un'osteria, e finché le donne stavano in chiesa a recitare una serie di "rechie"(requiem) in un latino improbabile,gli uomini sgattaiolavano fuori e si infilavano lì a bere on par de goti, due "OMBRE", appunto.
Ciao, viva l'hockey e anche la topa. Massimo d'Arco |19/10/2009|17.12

Amarcord..!!..

Mentre il campionato di hockey pista era in pieno svolgimento, ai tempi in cui i sogni erano a colori e la TV ancora in bianco e nero, nelle sere d'estate si giocava non solo a pallone, ma anche ad hockey su prato; sui pattini, come già dettovi, le nostre evoluzioni erano improbabili quasi come i contorcimenti di SilvioNapoli appena uscito dall'osteria. Certo, il prato davanti casa era secco e quasi privo d'erba, non tutte le stecche provenivano dal Lido (qualcuna era fatta in casa), ma si consumavano, dalle 20 alle 21,30 delle vere battaglie, e siccome la siccità poteva durare uno o due mesi il terreno di gioco non era in erba o in terra battuta, era in pratica un "sabion"...quasi impossibile far gol, vuoi per la nostra imperizia, vuoi perchè la porta era piccola e il portiere era un tale Maurizio, detto Tris, che la occupava con la sua mole.
La perfidia però non ci mancava, e per fare una rete avevamo un becero trucco; giunti davanti alla porta facevamo finta di sbagliare a colpire la sfera, facendo peró mangiare al malcapitato portiere un chilo di terra. Mentre il poveretto tossiva facevamo dunque rotolare la pallina alle sue spalle, correndo poi a esultare verso una curva inesistente gridando "Gianni-Gol!!"(Gianni Gonella era allora il nostro attaccante più forte).
Le partite finivano per oscuritá, e si tornava su in casa onti come minatori, e con la speranza per il giorno dopo, quando il Marzotto giocava in casa, dove vinceva quasi sempre, salvo beccare dei rovesci paurosi in trasferta. Ci si salvava, non c'era campagna acquisti, si faceva la squadra con quel che c'era nel paese, mica facile andar contro Livramento, Olthoff, DeBlaecker, Battistella...
Va meglio adesso? Ma si, dai, il livello é ben diverso, e ció che si chiede ai nuovi, (ma anche ai vecchi) é di essere dei veri professionisti.. e penso proprio lo siano.
Li abbiamo odiati? Certo, anzi, normale, ci hanno fatto rodere il fegato... adesso giocano con noi, bene dunque!!
La speranza é che a godersi lo spettacolo ci sia, in ritrovata forma, anche il nostro PRESIDENTE.
Forza Dino, non far scherzi!! Massimo d'Arco |10/09/2009|21.35

|
|
|
|
|